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Anche noi siamo disponibili a forniture di Caffè per esercizi e ristoranti.
Ci piace diffondere la Cultura del buon Caffè, e cerchiamo compagni d'avventura...
Il nostro principio ispiratore non è solo la Qualità, vocabolo ormai trito in ogni prodotto, spesso anche in quelli che non la contengono, ma anche il desiderio di far conoscere le differenze tra i prodotti industriali e malcurati e quelli realmente meritevoli d'attenzione.
Altro principio che seguiamo è quello della libertà di scelta: ci dovete apprezzare per i prodotti che forniamo, non per comodati d'uso, gadgets, finanziamenti, sconti vari. Ci piace essere seri fino in fondo. Chiedeteci perché, prima di cercare altri fornitori.
Possiamo comunque disporre delle migliori attrezzature e rivenderle agli esercizi godendo di prezzi vantaggiosi. E far rimborsare in piccole rate il loro costo, rate che quasi si pagheranno da sole con la differenza di prezzo sulle forniture. Una volta estinto il finanziamento, le attrezzature resteranno di proprietà, e si risparmieranno cifre interessanti a fine anno. Di questi tempi, riteniamo importante l'attenzione alla cosa.
Per noi è molto più importante formare i nostri Clienti su come preparare un buon Espresso, recandoci, quando possibile, presso il loro esercizio, oppure istruendoli in torrefazione in caso contrario. E non solo: nozioni di carattere culturale in materia integreranno la formazione.
Un Cliente preparato e soddisfatto riesce a soddisfare e ad informare correttamente anche il proprio pubblico.
La nostra filosofia è quella di avvicinare il Cliente ad un mondo spesso tenuto nascosto da altre torrefazioni per evitare di far scoprire una politica volta più al loro profitto che alla Cultura del Caffè ed alla sua dignità.
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Siamo anche disponibili ad organizzare seminari con degustazione di Caffè in abbinamento con prodotti ad hoc. Contattateci anche per maggiori dettagli in merito a questi eventi. Periodicamente saranno organizzate anche serate di degustazione direttamente in Torrefazione: gli eventi saranno inseriti nella home page del sito.
Grazie.
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Da "Sandalj News" riportiamo due articoli che condividiamo appieno, e sono la dimostrazione di come chi si muove in questo ambiente da tempo maggiore di noi si trovi spesso a fare la lotta con chi applica politiche poco propizie alla qualità ed alla Cultura del Caffè, anche tra gli operatori. Ma sa, in cuor suo, che il proprio lavoro, lungo e paziente, verrà premiato. Buona lettura, e soprattutto pensateci sopra, dopo....
RIFLESSIONI
DI UN AGENTE
Nello
svolgere il mio lavoro, sempre più spesso ascolto le lamentele dei torrefattori
nei confronti della propria clientela, come il lavoro che non decolla o che
ristagna o addirittura in molti casi diminuisce, con il risultato di avere alla
fine della giornata un incasso che non giustifica le uscite e l’impegno
profuso.
Troppo spesso quindi sia il torrefattore sia il barista vanno alla
ricerca spasmodica del prezzo, che deve essere il più basso e il più
competitivo del mercato, ma in questo modo si penalizza o quanto meno viene
messa a rischio inevitabilmente la qualità del prodotto.
E’ un circolo vizioso che finisce per colpire coloro che sono alla
ricerca di una nicchia di mercato che premi i loro sforzi e le loro ricerche e
che invece gratifica, anche se poi alla fine solo in parte, coloro che sanno
scontrarsi esclusivamente ponendosi sul piano dei prezzi.
La piccola e la media torrefazione deve a questo punto affrontare e
sostenere una lotta in molti casi già persa in partenza verso coloro che li
combattono con la politica dei prezzi.
Nulla è più sbagliato:
intendiamoci, non si dice di uscire con listini impossibili e con quotazioni
fuori da ogni logica, ma il prezzo di vendita deve poter essere ampiamente
motivato da argomenti e realtà che dimostrino la differenza di qualità del
prodotto.
All’operatore finale occorre far conoscere la ditta da cui si serve, ma
anche e soprattutto far capire chi è il crudista da cui il torrefattore si
fornisce spiegandogli tutte quelle problematiche e tutte quelle garanzie che il
torrefattore deve avere e riesce a ottenere acquistando da un partner leader nel
settore. La qualità deve poter essere garantita tutto l’anno ricercando per
esempio all’origine quei contadini e quelle coltivazioni che meritano quel
qualcosa in più per quel tanto in più.
E’ importante far conoscere e far sapere al barman come deve essere
consumato, ma soprattutto come si lavora in maniera ancora artigianale il caffè,
un prodotto che ai più è tuttora un ILLUSTRE SCONOSCIUTO!
Sono sicuro che la maggioranza
di coloro che quotidianamente sono dietro al banco di un bar a servire un caffè
o un cappuccino non abbia mai visto il chicco di caffè ancora verde!
Sarebbe utile anche fargli
notare come un chicco di caffè ai limiti delle analisi sanitarie messo a
confronto con un chicco di qualità possa straordinariamente essere diverso
quando è ancora crudo e magicamente capace di camuffarsi una volta tostato per
poi diventare praticamente uguale (a parte il sapore!) una volta macinato.
Perché poi non si obbliga il barista al momento della trattativa a
consumare qualche tazzina del proprio caffè per poi invitarlo a ripetere la
prova il giorno dopo con una miscela di ottima qualità?
La risposta sarebbe scontata e
facilmente allargabile alla clientela del bar. Non è una novità asserire che
qualsiasi ottimo prodotto si consuma di più e con maggiore entusiasmo!
Sono convinto che la qualità non può che premiare gli sforzi di chi li
sostiene; è solo una questione di tempo, un tempo che sarà tanto più breve se
l’impegno verrà indirizzato verso un discorso di qualità nel senso più
ampio della parola.
Buon lavoro a tutti,
Fabrizio
Curti
CURIOSITA’
MAGIA E VERGOGNA DELL’ESPRESSO
La volta scorsa abbiamo parlato
di ciò che la crema rappresenta in un espresso, cioè la differenza tra un
liquido nero qualunque e l’espressione concentrata, a livello olfattivo e
gustativo, di aromi particolarmente gradevoli e appaganti. Almeno dovrebbe
essere così e, solo in questo caso, si verifica la “magia”.
Se invece la crema non esiste, abbiamo allora la “vergogna”.
Quando ciò accade, secondo il barista la colpa è sempre della materia prima,
ovvero della miscela o singola tipologia eventualmente usata.
Credo sia il momento di chiarire
questo problema.
Il prodotto usato per fare la
tazzina di espresso è sicuramente un elemento di enorme importanza per ottenere
la crema, ma altrettanto vitali sono le altre componenti che vi concorrono. La
più importante è rappresentata da chi deve verificare e armonizzare il tutto,
e cioè il “Signor Barista”. “Signore” perché, a mio avviso, poche altre figure
devono racchiudere così tanta professionalità nell’esecuzione dei gesti che
portano a realizzare la magia della crema: l’uso del macinino con la
granulometria e la sua sapiente correzione a seconda del cambiamento del tempo o
del tipo di prodotto utilizzato; la macinatura più o meno fresca, la dose
utilizzata, la corretta pressione sulla pastiglia di polvere di caffè. Vitali
sono la temperatura dell’acqua e la pressione con la quale la stessa viene
erogata dalla macchina espresso. La mancata pulizia del filtro, come della
doccetta, se non curate ogni qualvolta si esegue un’estrazione, crea sicuri
problemi sia nella formazione della crema come nel gusto della bevanda. Per non
parlare della manutenzione in genere.
E la pulizia della campana? Se
non viene periodicamente pulita il grasso fuoriuscito dai chicchi e depositatosi
sulle sue pareti irrancidisce contaminando, per contatto, il caffè che vi
transita. Ad ogni modo la tinta delle campane è quasi sempre molto scura e non
si vede nulla, neanche il colore o la forma dei chicchi…
Vi è infine naturalmente da considerare il prodotto: la
freschezza della tostatura, la corretta gradazione della stessa, la
conservazione del pacco in maniera idonea (quante volte è capitato di vedere le
confezioni di caffè stipate vicino alla macchina espresso, a soffrire per il
calore!).
A tutto ciò deve sovrintendere
con enorme professionalità il “Signor Barista”. E come se ciò non
bastasse, dovrebbe (qui il condizionale è veramente d’obbligo) saper
riconoscere le caratteristiche organolettiche presenti nelle varie miscele o
nelle singole tipologie usate.
Come succede per esempio per il
vino, il whisky, la grappa, gli aperitivi, ecc.
M a g a r i!
Mi è personalmente capitato,
invece, di sentire gestori di bar richiedere un prodotto che possa essere
macinato sempre nello stesso modo, per non perdere tempo!
Neanche fosse segatura… O
bastasse dire “bidibi bodibi bu” per innescare la “magia”…
E dire che è scontato
quantomeno il fatto che, quanto più il caffè tostato è ricco di aromi
positivi, tanto più aumenta la necessità di sensibilità nella macinatura
utilizzata per la sua corretta estrazione. Viceversa più è povero (non ho
detto cattivo…), maggiore risulta la facilità d’estrazione…
Forse avrete notato che ho usato
il vocabolo “caffè” con estrema parsimonia. Non per ritrosia, bensì per
rispetto al prodotto. Credo infatti non ne esistano tanti altri così poco
identificabili nelle varie fasi: il nostro viene infatti chiamato “caffè”
quando è pianta, fiore, ciliegia, seme crudo, seme tostato in miscela o per
tipologia, bevanda dalla macchinetta, bevanda a casa, bevanda al bar…
L’unica distinzione possibile è data dalla marca stampata sul pacchetto o
sull’insegna del locale. E spesso tale distinzione è fallace o poco
identificabile rispetto alla sua reale qualità…
Così non riusciamo mai a dar
significato al valore del chicco, al rispetto del chicco, alla dignità di cui
necessita per poter essere chiamato “Caffè”,
ma con la “C” maiuscola.
E ci troviamo costretti ad
assistere non alla “magia”, ma alla sua “vergogna”, però cremosa…
Edy Bieker
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